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2.144,41, costo della bolletta della corrente elettrica nel settembre 2020, 5.888,49 euro oggi. Ecco la raffigurazione plastica, più di tante parole, delle sorprese che gli esercenti stanno trovando nella cassetta delle lettere (o nella posta elettronica o direttamente sul conto corrente).

A pubblicare i dati su Facebook la Multisala Iris di Messina il cui gestore Umberto Parlagreco ha già annunciato di aver aderito, da ottobre, a un "contratto a prezzo bloccato", una formula che sembrerebbe essere la panacea del caro-bollette. Ma c’è chi ci aveva già pensato per tempo.

È il caso di Lionello Cerri che gestisce 39 schermi in Lombardia tra cui Anteo Palazzo del cinema a Milano: "Un gruppo come il nostro ha una forte incidenza del costo dell’energia, pensiamo di arrivare alla fine del 2022 con 700mila euro di bollette. Non abbiamo subìto impennate ad agosto come sento dire da altre parti anche se la stessa compagnia con cui lavoriamo che ci offre energia con contratti a costo fisso, ha quasi raddoppiato la bolletta nell’unica sala a prezzo variabile".

Certo le esperienze sono eterogenee e ogni esercente ha la sua. Come Gino Zagari che gestisce una delle ultime monosale a Roma, il Caravaggio: "La mia situazione è un po’ atipica perché abbiamo pagato poco ultimamente ma solo perché ho tenuto chiusa la sala dal 15 giugno e aperto il 1° settembre. Bisogna pure dire che durante la pandemia, dal momento che era obbligatorio il riciclo dell’aria che consuma tantissimo, abbiamo implementato la classe energetica dell’impianto di condizionamento e così non abbiamo visto degli aumenti significativi però il dato che più mi preoccupa è il calo di spettatori, più di 100 giorni in questa situazione non si può reggere. Quando hai il 50% di biglietti in meno c’è la stessa percentuale di mancati incassi anche per il food & beverage".

"Per molti di noi – racconta Paolo Protti vicepresidente di Anec lombarda e proprietario di 10 schermi a Mantova che ha deciso di condividere sui social il caro-bolletta – la corrente elettrica è aumentata del triplo. In modo semplice e drammatico, ma estremamente preoccupante, ci siamo ritrovati sotto il profilo economico in una situazione insostenibile perché se, dopo la pandemia, la stragrande maggioranza dei settori commerciali ha iniziato a lavorare, l’esercizio cinematografico chiuderà a fine 2022 con meno 50/60% di presenze rispetto al 2019".

Naturalmente l’impatto della crisi energetica tocca tutti, singoli, famiglie e imprese, come le sale cinematografiche. E ora che la questione sta prendendo una piega inquietante con la guerra e il gas russo con il contagocce e pure la Francia che ha annunciato che non la venderà più al nostro Paese, che fare? Tutti guardano alla politica, al governo perché si riesca a calmierare una situazione che viene da lontano ed è più grande di ognuno di noi.

Il ministro della Cultura, Dario Franceschini, da quando è iniziata la pandemia sempre molto attento al sostegno del mondo dello spettacolo, la settimana scorsa ha annunciato lo stanziamento di "40 milioni di euro per sostenere i costi energetici dei teatri, delle sale da concerto, dei cinema, dei musei, delle biblioteche, degli archivi e degli istituti culturali". Si tratta della norma introdotta dall’articolo 11 del decreto legge Aiuti ter approvato il 16 settembre dal Consiglio dei Ministri: "Tutto quello che può arrivare – commenta Lionello Cerri – è un grosso aiuto per noi. Ci sono tante partite in ballo, la prima è riuscire a stare aperti e questo è attualmente a rischio in alcune zone. Bisogna avviare politiche di solidarietà per chi fa più fatica, penso alle monosale dei piccoli centri".

E se la Multisala Iris di Messina, con i suoi cinque schermi, fa notare come "i tempi del governo non coincidono con i nostri che sono urgentissimi", Gino Zagari, che ha aperto anche una sua casa di produzione e distribuzione, Draka, entra un pochino più nel dettaglio degli aiuti stanziati ma ancora non arrivati: "I ristori di dicembre, gennaio e febbraio 2022 non sono ancora sul conto corrente, così come i Premi d’essai 2021. Attendiamo il decreto di attuazione di quest’ultima misura del governo ma l’unica soluzione che vedo è che se la mia bolletta passa da 2mila a 8mila euro, gli aiuti devono coprire quei 6mila euro di differenza".

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Paolo Protti per il quale "il decreto Aiuti bis è stato sostanzialmente una carezza, per non dire un’elemosina, rispetto agli aumenti effettivi. Si è fatta una distinzione tra imprese energivore e non, le sale cinematografiche sono classificate come non energivore ma in realtà siamo nella terra di mezzo. Per questi ultimi Aiuti ter mi riservo di leggere il decreto attuativo. È sicuramente un’iniziativa importante ma se non c’è un intervento strutturale globale rimane una goccia nel mare".

L’unico punto su cui intelligentemente tutti gli esercenti concordano è che la soluzione non può essere quella di aumentare il prezzo del biglietto perché, sottolinea Umberto Parlagreco, "il cinema, checché se ne dica, rimane la forma di intrattenimento più economica e più popolare, e tale vogliamo che rimanga". Ancora più pragmatico Cerri che è anche il responsabile della casa di produzione Lumière & Co.: "Bisogna puntare ad aumentare il pubblico nelle sale con la logica dei diversi prezzi dei biglietti che va incontro sia a chi è frequentatore abituale sia a chi fa più fatica economicamente, come i giovani e gli anziani. Noi come Anteo abbiamo anche istituito il biglietto sospeso, si può pagare un biglietto per lasciarlo usufruire a chi è più bisognoso".

Paolo Protti fotografa invece la situazione di trasformazione del prezzo del biglietto che è "ormai legato al valore del film percepito per via delle modifiche delle abitudini del pubblico durante i due lockdown che solo in Italia sono stati così lunghi. Ora si va molto mirati al cinema, lo spettacolo delle 22,30 prima il più forte ora è diventato il più debole superato da quello delle 20,30/21, e la mia sensazione che il prezzo del biglietto sia del tutto ininfluente". Però avverte che a breve ci potranno essere ancora più problemi "perché il grosso della crisi arriverà tra un paio di mesi quando arriveranno le prime bollette del gas, il potere di acquisto delle famiglie diminuirà e le spese voluttuarie potranno esser emesse in discussione". Eccola, alla fine, l’unica grande paura, quella del pubblico.

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