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Un teatro di guerra, desolato e reale: è il 1992 e nei Paesi Balcani è in corso un conflitto crudele, che sfilaccia famiglie e lascia sul suolo corpi martoriati anche da una guerra parallela, quella di un più misterioso – e forse ancor più credule – universo, di vampiri.

C’era una volta una buia notte, e là, in un’isolata casina oltre il bosco veniva alla luce un neonato, Harlan (Wade Briggs), figlio di un'umana, Velma - deceduta di parto - e di un Maestro della Notte, Draka (Luke Roberts), come poi scoprirà lo stesso giovane, ovvero un Dampyr, un cacciatore di vampiri, chiamato dal comandante Kurjak (Stuart Martin) a Yorvolak per cercare di contrastare i misteriosi assassini della povera gente finita da queste sanguisughe sovraumane, perché "i nostri nemici sono creature infernali, dei non-morti", afferma il militare. 

Per Briggs: “In questo film credo Harlan sia determinato a mantenere la bontà, nonostante un'oscura energia attrattiva lo chiami. È stato un enorme privilegio il ruolo e sono stato fortunato a non aver conosciuto prima il fumetto, per non aver troppe aspettative: mi sono concentrato sul suo aspetto umano. È un antieroe: è complesso, è scuro, umano, perché è una storia molto umana: sperimenta aspetti di sé, rivive il passato, conosce il suo potenziale”.  

Dampyr – dall’omonimo fumetto – è il primo film dell’Universo Cinematografico Bonelli (UCB), prodotto con Eagle Pictures e Brandon Box: rispettoso dell’opera originale, arriva al pubblico – anche dei non appassionati del genere vampiresco – senza l’impronta ossessiva del genere, pur non perdendone la sua essenza, ma anzitutto come un film che narra il tema della guerra, del potere, della paternità e dell’eredità umana, potendo così affascinare non solo gli spettatori più nerd, tutt’altro. È un film di un realismo fantastico, e molto è dovuto anche all’efficace scelta di girare in luoghi non ricostruiti, in particolare in Romania e anche al confine con l’Ucraina, tra cui in una miniera di sale a meno 400 mt. 

Per Michele Masiero di Bonelli, oggi è “un nuovo giorno 1, perché questo è l'inizio di una nuova era: trasportartiamo la creatività di carta nel multimediale e Bonelli per questo ha voluto creare un braccio interno. Bonelli porta il proprio know fumettistico dentro al ponte di comando, difendendo personaggi, autori e lettori/spettatori, partendo con un personaggio non tra i più iconici, ma il migliore e necessario. A Lucca Comics annunceremo e mostreremo i primi episodi di Dragonero; stiamo lavorando a un live action di Dylan Dog (con il regista di Acquaman, James Wan). E le nuove produzioni fumettistiche nascono già in ottica di doppio binario. Da qui, per noi parte una strada ambiziosa”. 

Il film, dal 28 ottobre in sala con Eagle Pictures in 300 copie e, sul territorio internazionale, distribuito da Sony, è diretto da un esordiente italiano. “Il fatto che Sony abbia deciso di distribuire un'opera prima italiana è un punto di orgoglio. Dampyr per noi è il pinnacolo della policy internazionale”, commenta Roberto Proia della casa di produzione/distribuzione italiana. E per Riccardo Chemello, il regista, “È stata una rollercoaster di emozioni: io nasco come atleta di parkour e un incidente mi ha fatto smettere, spostando forza e entusiasmo nella videocamera. La passione è diventata un lavoro, e proprio Andrea Sgaravatti (di Brandon Box) mi ha chiamato a cospetto: da lì è partito il viaggio incredibile. Spesso questi film sono fatti dagli americani e invece la troupe è quasi tutta italiana, cosa che ha permesso a me di portare la mia visione”. 

Ma Harlan è un supereroe o un mostro? Questa questione serpeggia e in questo primo film certamente il predominio del suo lato meno oscuro – seppur talvolta necessario da tenere a bada – ha la meglio, ma il futuro non esclude sfumature altre; perché Harlan – in fondo – è anzitutto il figlio del Diavolo - prova ne è che non invecchi -, seppur quel padre mefistofelico abbia in atto una questione tensiva e irrisolta anche con un omologo Maestro della Notte, Gorka (David Morrissey), mandante delle squadre di vampiri nella zona balcana, tra cui Tesla (Frida Gustavsson), vampira sì, ma anche ribelle, seppur il Maestro la lasci lì, con Harlan e Kurjak, dicendole espressamente: “sei i miei occhi”, questo quando gli altri soldati lasciano il militare solo, portando con sé anche il genuino Yuri, manager di Harlan. “Gorka farà di tutto per eliminarti, non essendo riuscito alla nascita”, afferma lei al Dampyr, con un atteggiamento che confonde, tra sincerità e ambiguità, ricordandogli che comunque “solo un Dampyr può uccidere un Maestro della Notte”. La Gustavsson si dice soddisfatta perché: “finalmente abbiamo raggiunto nella Storia un momento in cui le donne hanno la potenza di portare avanti le storie. Tesla deve fare il viaggio incredibile di recuperare se stessa. Un aspetto che mi ha attratto di lei è l'arco narrativo: inizia dark e in controllo di tutte le sue emozioni ma attraverso esperienze complesse entra in contatto con altri esseri per tornare a una dimensione più umana, dall'oscurità alla luce”.  

Mentre Stuart Martin s’è: “innamorato del fumetto e del mondo oscuro: ho sentito subito affinità col personaggio. Entrare nel set ti faceva vivere davvero la storia, qualcosa di molto utile come attore, oltre alle tre settimane di prove efficaci per impadronirsi della storia. Mi sentivo pieno di lividi, le mani sanguinanti: mi sentivo nei panni del personaggio. Kurjak ha visto parecchio male nella sua vita e cerca di lottare contro il male: nella vita privata ha perso la famiglia e deve continuamente tenere viva la barra tra bene e male, lotta per cercare di fare sempre la scelta giusta”. 

Nel susseguirsi delle vicende – in una messa in scena dinamica, seppur a tratti un po’ ripetitiva, considerata l’evidenza della narrazione, che non necessita di ribadire meccaniche e visioni – ecco il vis a vis tra Harlan e Draka: “È ora di scegliere Harlan", gli dice il Maestro, che cerca di attirarlo... "hai forse paura di tuo padre? Ascolta il tuo sangue, ascolta quello che sei". Uno scontro che in fondo, per ora, resta in sospeso, e lancia un ponte oltre il presente, con il Dampyr che – a Tesla e Kurjak, la sua squadra ormai – afferma: "diventeremo noi il loro incubo"; ma “questo è solo l'inizio, l'inizio della mia guerra” chiosa Draka, dinnanzi alla tomba della madre di suo figlio. Per Roberts è stato “un viaggio meraviglioso l'esplorazione del mondo dei Dampyr, grazie anche all'Universo Bonelli. Di Draka ero interessato a indagare le sue motivazioni: è una presenza diabolica sotterranea che dà l’impronta al film. Perché ha generato il figlio del Diavolo? Ha innescato un dispositivo catastrofico per distruggere la sua stirpe?”.  

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