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L'imperatrice Sissi come non l'abbiamo mai vista. Non una romantica figura dalla bellezza leggendaria - al cinema sembrava impossibile sostituire il volto iconico di Romy Schneider che la ha interpretata nei vari film degli anni '50 diretti da Ernst Marischka - ma una donna moderna, tormentata, che non vuole subire e compie una scelta personale e dirompente, una scelta storicamente non fondata e tuttavia di verosimiglianza assoluta.

Corsage, ovvero Il corsetto dell'imperatrice, della regista austriaca Marie Kreutzer, si apre sull'immagine di lei che si immerge in una vasca mentre due fantesche contano per quanti minuti riesce a trattenere il fiato. Il percorso esistenziale di Elisabetta di Baviera, sposata giovanissima da Franz Joseph (Florian Teichtmeister), è tutto costellato di prove fisiche e mentali. Dalla dieta ferrea che la porta letteralmente a morire di fame agli estenuanti allenamenti (tira di scherma e ama cavalcare, ma fa anche ginnastica a corpo libero), ai capelli lunghissimi acconciati a corona, fino al corsetto che dà il titolo al film, quasi uno strumento di tortura che viene stretto all'inverosimile per conservare il vitino di vespa nonostante i quarant'anni compiuti il 24 dicembre 1877. Quarant'anni è l'età in cui, così le dice il medico di corte che le prescriverà endovenose di eroina per tenerla tranquilla, le donne in media sono già morte.

Vicky Krieps (Il filo nascosto, Sull'isola di Bergman), premiata a Cannes per questo ruolo, è un'attrice dallo stile e dal piglio molto contemporaneo e con qualcosa di mascolino. Kreutzer le affida il malessere di una donna intelligente e potente, che non viene coinvolta nelle decisioni di Stato e che deve solo sorridere e lasciarsi esibire come un trofeo, mentre l'imperatore già si guarda intorno alla ricerca di "carne fresca". Lei si ribella di continuo, fuma e finge svenimenti. 

E' il destino subìto da molte donne ma qui portato alle estreme conseguenze. A tutto questo Sissi non si rassegna, ha i suoi gusti, le sue preferenze, le sue idee. Regina d'Ungheria, ha un debole per Budapest e cerca di insegnare l'ungherese alla figlia contro la volontà paterna. Adora l'equitazione e spesso si reca in Inghilterra dove intrattiene un rapporto sentimentale fatto di sguardi, risate, vibrazioni tattili. Al giovane uomo con cui ama cavalcare nella campagna inglese, confessa: "Mi piace guardarvi mentre mi guardate".

E in effetti Corsage è un film sullo sguardo e sul potere dello sguardo di una donna verso se stessa, verso il suo corpo che diventa la pietra di paragone del mondo intero, croce e delizia. Un corpo che è schiavitù da cui liberarsi, ma la libertà mentale di Sissi, così come viene raccontata, è spregiudicata per i tempi e per il ruolo che riveste. Lei osa ciò che gli altri non osano. Ha un rapporto simbiotico con il cugino Ludwig di Baviera (Manuel Rubey), omosessuale. E un rapporto simbiotico, che mette in scena in modo magistrale il tema del doppio, del Doppelganger, tanto centrale nella letteratura mitteleuropea, con la sua dama di compagnia Marie (Katharina Lorenz). Specialmente significative nella costruzione del personaggio sono le due visite al reparto femminile di un manicomio dove sente di "trovarsi a suo agio" e dove torna il tema ricorrente dell'immersione nell'acqua, liquido amniotico in cui sciogliere la propria pena ed eventualmente scomparire. 

"Mentre il ruolo di Elizabeth è stato ridotto contro i suoi desideri a puramente performativo - spiega la regista - la sua fame di conoscenza e gioia di vivere la rende sempre più irrequieta a Vienna. Si reca in Inghilterra e in Baviera, visitando ex amanti e vecchi amici, cercando l’eccitazione della sua giovinezza. Con un futuro di doveri strettamente cerimoniali, Elizabeth si ribella all’immagine iperbolica di se stessa e propone un piano per proteggere la sua eredità".

Con tre candidature agli Efa come Miglior film, Miglior regia e migliore attrice protagonista, Il corsetto dell'imperatrice sarà in sala con la BIM dal 7 dicembre.

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