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Posto che, come dice a ragione il regista Paolo Costella, «a volte nella commedia c’è un po’ di pudore a introdurre il sesso», ecco che in Vicini di casa – sottotitolo Una commedia afrodisiacadi sesso ce n’è tanto anche se è solo parlato. Complice la trama, scarna, essenziale ma curiosamente anche stratificata, che vede la coppia un po’ stanca, formata da Giulio e Federica (Claudio Bisio e Vittoria Puccini), invitare per la prima volta a cena i nuovi vicini di casa, Laura e Salvatore (Valentina Lodovini e Vinicio Marchioni), una coppia di formazione più recente, affiatata e spesso di notte anche molto ‘rumorosa’. Insomma una esattamente il contrario dell’altra.

Ma il gioco delle opposizioni inizia veramente quando a cena s’insinua il tema dello scambio di coppia che mette in crisi sopratutto Giulio che di professione fa l’insegnante di musica al Conservatorio. «Volevamo scombinare un po’ le carte della commedia usando il tema del sesso in maniera esplicita per allargare il discorso sulle coppie. Ci è piaciuto immaginare che il pubblico si imbarazzasse dell’imbarazzo degli stessi personaggi più che del proprio», dice il regista Paolo Costella che ha scritto il film con Giacomo Ciarrapico adattandolo però da quello dello specialista Cesc Gay uscito due anni fa in Spagna, in piena pandemia, dal titolo Sentimental (Ciarrapico aveva lavorato anche in Domani è un altro giorno di Simone Spada tratto da un altro film del regista catalano, Truman - Un vero amico è per sempre). «Il testo spagnolo è scritto bene ed è di grande qualità - racconta il regista che è stato anche uno dei fautori della sceneggiatura di una delle commedie italiane di maggior successo degli ultimi anni, Perfetti sconosciuti – e c’è una voluta e non calcolata affinità con il film di Paolo Genovese ma, alla fine, è solo un modo per parlare un’altra volta delle coppie attraverso un dispositivo molto interessante con un’unità di luogo e di tempo».

E il luogo, una splendida e vera casa alle pendici dell’Orto Botanico a Trastevere a Roma, è uno degli altri personaggi del film, «una casa che apparteneva a Geppy Mariani, nipote di Rossellini e famoso architetto dei locali notturni più in voga nella Roma degli anni ’80», spiega Maurizio Tedesco che, con Paola Poli e la società Baires, ha prodotto il film grazie anche soprattutto a Lotus Productions a cui si è associata Medusa che lo distribuisce dal 1 dicembre in più di 400 schermi. Un’uscita importante per la società guidata da Giampaolo Letta che dice: «È un momento non facile per il cinema ma ci sono dei segnali di ripresa che speriamo si consolidino non solo grazie al nostro La stranezza ma anche ai film di Placido, Avati, Archibugi. Ci tengo però a sottolineare che questo non è un film sullo scambio di coppia ma sulle coppie e sui rapporti tra di loro. La proposta di sfidare i tabù è un espediente per far venire fuori in maniera elegante, naturale e equilibrata le dinamiche di coppia».

Ecco dunque il personaggio di Giulio che, racconta Claudio Bisio qui in un’interpretazione particolarmente misurata, «è bellissimo perché rappresenta il punto di vista della gente comune, dell’italiano medio. Lui, di fronte al tabù del sesso, utilizza il meccanismo di difesa del sarcasmo che un po’ mi appartiene. Comunque per un attore un film così, con le unità aristoteliche, le riprese girate in sequenza, la location dove accanto dormivo durante le settimane del set, è una manna». Accanto a lui la moglie Federica, «una pentola a pressione – racconta Vittoria Puccini che riesce, con un’interpretazione in sottrazione, a mostrare la complessità del suo personaggio – con dentro tanta acqua che bolle. All’inizio vediamo che con il marito non comunica più, ognuno è rintanato nella propria vita. Lei pensa che, come un tizzone, si possa riaccendere e intravede nei vicini di casa, così diversi e disinibiti, la scossa per il suo matrimonio.

Dall’altra parte la coppia più divertente e divertita con Laura, dalla femminilità provocante e sensuale, interpretata perfettamente da Valentina Lodovini che ha la risata più bella del cinema italiano: «Mi garba molto – dice l’attrice toscana – questa storia dei tabù subito spiattellati in faccia allo spettatore all’interno di una commedia sofisticata in cui si ride e si chiede la partecipazione attiva del pubblico che si deve confrontare con il proprio senso del pudore e decidere se fa peccato o no. Il mio personaggio vive le proprie emozioni senza pregiudizi ma è anche una psicologa e doveva avere una parte empatica e di ascolto. Ho cercato di renderla ‘composta’ nel senso che c’era il rischio di farla un po’ volgare». Infine ecco Salvatore, più caratterizzato come sex symbol, rispetto alla commedia spagnola: «E sì sono un pezzo di manzo – scherza Vinicio Marchioni mi sono molto divertito a interpretare questo uomo con i vestitini in un certo modo aitanti ma soprattutto perché non ha alcun tipo di filtro, la verità gli esce sempre, ha un qualche cosa di fanciullesco, di vero e di puro. Proprio il suo grado di libertà di promiscuità sessuale e il non avere alcun tipo di filtro di pudore, rappresenta l’interessante contraltare all’altra coppia».

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