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TORINO – “Questo film è un'eccezione per il cinema italiano: è un enorme incompiuto, ogni volta che si affronta un tema-monstre non si può essere esaustivi. ‘Napoli è...? Perché?’ È impossibile rispondere”. Marco D’Amore è in scena e dietro la macchina da presa per la sua Napoli. 

Napoli sinonimo di misteri, di tragedia, di passione, ecco quindi “l’amore” che batte e spiega la “magia” evocata sin dal titolo: Napoli Magica. “La mia Napoli è un'eredità culturale che senza meriti ho raccolto, qualosa che la città regala ai cittadini in maniera gratuita. Parole, canzoni, musica influiscono nella crescita, sono un dono che non so quale altra città al mondo faccia ai propri cittadini. Per me, Napoli è anche esilio: me ne sono andato a 18 anni e sono tornato a 30 per Gomorra: sono cresciuto a Milano per gli studi, ho vissuto molto nel Nord d’Italia e quindi l'ho ritrovata dopo tanto tempo, per cui Napoli Magica è stato un modo per chiudere un cerchio. È stata anche una reazione biologica: sono stato molto chiuso per lungo tempo per la mia difficoltà a stare in mezzo ad una popolarità imponente, così ho deciso di scendere ‘in mezzo alla via’, giocando con questa popolarità e così riconciliandomi. Per me Gomorra è una fidanzata con cui ci siamo amati ma lasciati, è parte della mia vita: non mi devo slegare da niente, perché è una cosa meravigliosa della mia vita, che a me non pesa, e Napoli Magica sta in quel solco, è un continuum”. 

Il film di D’Amore muove da un punto interrogativo, quello che domanda e cerca di comprendere perché il capoluogo partenopeo sia magico e, spinto dall’indagine verso questo concetto, si mette sulla strada alla ricerca del suddetto incanto: “Cosa cerchi in Napoli quando la visiti per la prima volta o se la abiti da sempre? Perché la sua anima è così diversa dalle altre?”, queste le domande alla base del film. Napoli, dunque, come palcoscenico della vita e dell’arte, tra il “sacro” e “il profano” dell’esistenza: leggende, spiriti, miti, un labirinto storico e favoloso, un viaggio urbano e “spirituale”, oltre che artistico: il cimitero delle Fontanelle, le anime pezzentelle, la cappella del Cristo Velato e Pulcinella. Per il taglio narrativo, continua D’Amore, “siamo partiti da un principio chiarissimo: abbiamo deciso di raccontare Napoli attraverso i luoghi comuni. Cerchiamo di raccontare questo palcoscenico a cielo aperto e poi scendiamo sotto, la dove la città è scavata nel tufo, vuota e rimbombante come succede sotto i palcoscenici”.

Napoli come una geometria in continuo mutare, un mutamento perenne e insito nell’anima stessa della città, tra il sopra e il sotto, nel nome di una plasticità esistenziale e narrativa. Quello tra “sacro e profano” per D’Amore è unna visione nota, “ma inoltre c'è questa diatriba tra scienza - perché Napoli è stata grande città di scienza: c'era la Scuola di Archimede; ha avuto Vico e Croce – e la Napoli bizzarra e canterina:  ma c'è molto altro…, qualcosa che la rende tra le più complesse città del Continente. Napoli è la New York europea: il nome deriva da nea-polis, hanno la stessa radice in fondo, e stanno sullo stesso parallelo. Hanno in comune l'essenza underground: c'è una generazione di napoletani – quella del cinema e dell’arte contemporanei, soprattutto - che si confronta col mondo”. 

Marco D’Amore, che torna alla regia dopo L’Immortale, e anticipa che sta per tornare dietro la macchina da presa – e in scena – da febbraio, con un progetto “che chiude una trilogia”, ma di più non può dire, spiega che “Tutte le puntate di Gomorra dirette e L'immortale avevano in fondo una grammatica già scritta: con Napoli Magica accade uno slegarsi; io credo in un cinema che non ha dogmi, non ha grammatiche, ma che si può nutrire di qualsiasi tipo di linguaggio. Io sogno un cinema senza catene: se penso a Belfast di Kenneth Branagh è qualcosa che sta nella libertà espressiva che desidero, e Napoli Magica sta in un viatico che spero sempre più di padroneggiare”. 

Napoli Magica è un film Sky Original, prodotto da Sky e Mad Entertainment in collaborazione con Vision Distribution. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Marco D’Amore e Francesco Ghiaccio: evento speciale al cinema il 5, 6 e 7 dicembre, il film viene presentato in anteprima, Fuori Concorso, alla 40ma edizione del Torino Film Festival. 

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