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TORINO – “Sono Roberto Mancini, numero 10 della Samp e, come diceva Boškov, ‘attaccante libero’”. Con lui – sullo schermo - c’è “Gianluca Vialli, bomber, attaccante”, insieme – tra gli altri, tutta la squadra – a “Gianluca Pagliuca, per tutto l’ambiente blucerchiato ‘the wall’, il muro”: planando con una panoramica dall’alto sopra Genova e tra le sequenze di repertorio di stadio e campo, che subito immergono nell’euforia del gioco e nella malinconia del tempo, il documentario di Marco Ponti “mette subito in campo” – quello cinematografico – proprio Mancini, con Gianluca Vialli in primis, protagonisti de La bella stagione - al TFF sezione Fuori Concorso / Ritratti E Paesaggi - non solo titolo del film, ma proprio sinonimo di un periodo calcistico divenuto mitico per la squadra ligure, a partire dal loro primo scudetto nel 1990.  

“Il progetto è nato tre anni fa, da una telefonata con Marco Lanna (attualmente presidente della squadra), pensando a come festeggiare il trentennale, facendo qualcosa che rispecchiasse la squadra, lo spirito, con lo scopo di raccogliere fondi a fine benefico, per cui abbiamo scelto l'ospedale Gaslini, un ospedale pediatrico. Quindi c’erano un progetto benefico e la voglia di celebrare in maniera divertente e professionale: questa idea s’è trasformata in un libro, innovativo perché scritto da tutti noi, una storia particolare, con la necessità assoluta di cazzeggiare e il senso della profonda amicizia, ispirati dal nostro presidente, Paolo Mantovani, fautore dell'avventura. Da lì l'incontro con il cinema: La bella stagione è un film che ci rappresenta e grazie a Marco Ponti abbiamo cercato di far uscire i valori che ci appartengono. La cosa bella è stato il percorso: mi hanno riportato indietro 30 anni, potendo così raccontare ai tifosi dell'epoca come alle nuove generazioni, a cui certi valori forse un po' sfuggono.Ho visto il film meraviglioso di Sorrentino, È stata la mano di Dio, e in particolare ricordo la scena in cui il regista, lì davanti al mare, gli chiede se abbia qualcosa da raccontare e se sì allora che debba farlo col cinema: ecco, siccome avevamo qualcosa da dire, noi abbiamo fatto un film”, racconta Gianluca Vialli

“Ho capito che non fosse solo una storia di una grande impresa ma di grandi uomini, non una storia di un periodo ma dell'oggi, in cui le relazioni sono state messe a dura prova. Era la ricetta sana dell'amicizia in un gruppo eterogeneo, ecco perché era un film a cui dedicare un anno e mezzo della mia vita. Un film non facile, impegnativo, per capire la nota esatta su cui suonare questa musica” per Marco Ponti

La bella stagione va al di là della vittoria: è una storia di amicizia, testimoniata dal riuscire a fare il docufilm. Noi avremmo potuto lasciare la Samp in quel periodo e vincere molto di più altrove ma sono stati i migliori anni della nostra vita, è stato qualcosa che andava al di là dell'aspetto sportivo. E l'abbraccio finale – quello agli Europei 2021 - non rappresenta solo aver vinto l'Europeo ma racchiude l'amore, è stato qualcosa di speciale” per Roberto Mancini

Una squadra di calcio che si misura con un’avventura epica, capace di cambiare il passo del calcio italiano: “non credo che siamo amici, siamo fratelli” dice Vialli in scena, confermato da Mancini, per cui: “siamo sempre stati una squadra di grandi fratelli, questa è sempre stata la nostra forza”, guidati dal “loro padre”, il presidente Paolo Mantovani, appunto. “Sono convito che oggi i giocatori siano molto professionali, a un livello superiore al nostro, ma se tu vendi una visione e coinvolgi nel progetto ti vengono dati sangue e lacrime; ricordo la prima volta nell'ufficio del presidente, quando mi disse ‘sto costruendo un progetto capace di vincere lo scudetto ... e tu puoi far parte di questa missione’; sono uscito da lì pronto a mettermi l'elmetto e andare sul campo di battaglia, per soddisfarlo”, ricorda ancora Gianluca Vialli.

“Questa è una storia tutta sua”, gli fa eco Mancini. 

Il materiale di repertorio, spesso inedito e esclusivo, si tesse con il racconto in prima persona dei protagonisti, dei calciatori e della narrazione giornalistica – di Paolo Condò o Franco Ordine -, che dal proprio punto di vista ha concorso a raccontare quella stagione: dalla vittoria del campionato italiano, appunto, allo sfiorato trionfo nella Coppa dei Campioni, fermato solo di fronte al Barcellona allenato da Johan Cruijff. Una storia di calcio e di vita, di professione e di amicizia, sempre, fino alla “doppia” notte di Wembley per i “Gemelli del Gol”: il 20 maggio ‘92 la Sampdoria veniva sconfitta in finale di Coppa dei Campioni, mentre del 2021 la Nazionale italiana - ct Mancini, con Vialli capo delegazione degli Azzurri - vince il campionato europeo: quella della vittoria agli Europei e del loro abbraccio appunto, impresso nelle memorie dei più, che benedetto dalle lacrime di gioia e fatica, ha immortalato ancora una volta la sinergica e inossidabile fratellanza.  

La bella stagione esce in sala il 28 novembre, prodotto da Groenlandia e Rai Cinema, distribuito da 01 Distribution: “è una storia al di là del calcio, un'esperienza umana. Ringrazio 'i ragazzi' che non si sono sottratti. Questa storia restituisce in termini emotivi su più livelli", per Matteo Rovere. Mentre Paolo Del Brocco riflette come “Il calcio - come tema - per il documentario è una possibilità nuova, un bel filone e questo lo vedremo in sala”. 

L'approfondimento video: guarda qui

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