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TORINO - Una domenica da ricordare, in cui Mario Martone parla del suo prossimo film, che sta affrontando in questo periodo, senza sfuggire che stia facendo la campagna per l'Oscar...con Nostalgia. “Il percorso di Nostalgia è stato sorprendente: è un romanzo che mi è stato proposto da Luciano Stella, che prese i diritti dello scritto di Ermanno Rea, e ha proprio acceso in me una luce. Nel frattempo, però, stavo facendo Qui rido io, per cui Nostalgia l'avremmo fatto ‘più avanti’ ma... arriva la pandemia e resto chiuso in casa, così, con Ippolita Di Majo, mia moglie, abbiamo cominciato a scrivere la sceneggiatura”, così Martone ripercorre la nascita del film, entrando poi ulteriormente dentro.  

“Conoscevo La Sanità, però non era un quartiere a me così noto e l'ho cominciato a sognare da lontano, da dentro casa appunto, col senso della vertigine e della nostalgia, una condizione che credo sia dentro il film stesso. La sfida è stato girare nel labirinto del quartiere, interessante non solo perché potente visivamente, ma soprattutto perché nel romanzo c'è il labirinto del passato del personaggio: Nostalgia non è il rimpianto, che non mi appartiene, ma sicuramente l'idea del passato come labirinto sì, che è proprio di ogni essere umano. Era interessante che il personaggio potesse muoversi in un labirinto interiore dentro un labirinto fisico”. 

L’Oscar, o meglio la corsa alla short list dei cinque titoli che concorreranno per la Statuetta, Martone la definisce “un gioco", perché “è serio ma si gioca, molto ‘all'americana’, di quelle cose belle americane - personali, dirette, con calore”. E, seppur Martone ammetta di essere un po’ scaramantico si sbottona: “Posso dire? Dalle persone che abbiamo incontrato alle proiezioni è stato amato moltissimo, e il film intanto esce negli USA a gennaio. Il 21 dicembre, invece, si saprà la short list. Il gioco in ogni caso è bello giocarlo”.

Martone gioca all’Oscar ma gioca anche in senso di creazione perché nel frattempo sta lavorando a un documentario su Massimo Troisi, di cui il 19 febbraio ricorrono i 70 anni dalla nascita. E a Torino, al TFF, a una città a cui Martone si sente legato, protagonista di una Masterclass, porta un dono, un estratto inedito di Lassù qualcuno mi ama - questo il titolo del documentario -, in particolare un passaggio della sequenza dell’incontro con Paolo Sorrentino. Ma questo documentario non ha il corpo dell’amarcord polifonico e la storia, tra Troisi e Martone, comincia ormai trent’anni fa: “Sempre a proposito di labirinti, il mio incontro con Massimo risale al '92, lui aveva già girato Pensavo fosse amore... Eravamo diventati amici e credo che all'orizzonte ci sarebbe stato un film insieme. Tu, di lui, sentivi soprattutto il calore. Un tema del film è quello che Massimo diceva e quello che non, una sua sorta di pudore, difficoltà, e perché così si arriva a Il postino. Poi, a distanza di tanti anni scopro Anna Pavignano, di cui leggevo sempre il nome nei crediti dei film di Troisi: Indiana mi ha proposto un documentario, scritto con lei, da parte mia una maniera per poter rendergli omaggio del film non potuto fare insieme. Faccio questo film per raccontare la mia idea di Massimo regista: non è un film anedottico, ci sono compagni di viaggio nella mia stessa posizione, che amano il cinema di Massimo Troisi. È un film alla... Un secolo di cinema - Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese. Ho chiesto di avere la possibilità di montare sequenze dei suoi film, perché è un film di montaggio con riflessioni sul suo cinema. Il desiderio è riportare sullo schermo Massimo. Indiana lo produce, Medusa lo distribuisce con Vision”. 

Ma Mario Martone non è solo sinonimo di cinema, ma anche di teatro, e di una capacità miscellanea tra le arti: “il mio lavoro non è programmatico, una cosa nasce dall'altra: come la trilogia - Noi credevamo, Il giovane favoloso, Capri Revolution -, sono viaggi di scoperta, per me. E poi, attraverso i film, il pubblico viaggia con me. Come Leopardi (de Il giovane favoloso), che viene dalla messa in scena teatrale de Le operette morali, poi da lì il film. Sono fili che s'intrecciano, anche col passato: Nostalgia s'intreccia con L'amore molesto, dal romanzo di Elena Ferrante. Sono fili che attraversano i generi e il tempo, si forma come un arcipelago di tanti lavori in cui io sono imbrigliato, ma è bellissimo. Non ci potrebbe essere tutto questo se non riuscissi ad avere dei momenti di abbandono, è fondamentale. Il tempo è la grande arma”.

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