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“Gli attori inglesi iniziano a teatro: lì è dove impariamo. Poi, se ti andava bene, riuscivi a pagarti l’affitto con cinema e tv. Le cose sono molto cambiate per me quando ho incontrato un grande regista: Lindsay Anderson, che davvero è un genio, anche più di Kubrick. Lo stesso Kubrick ha rubato a piene mani dal film Se... per fare Arancia Meccanica”. Inizia con una lode al suo più grande mentore la masterclass di Malcolm McDowell, una delle serate più attese di questo 40mo Torino Film Festival.

“Lindsay era una persona intelligente, uno che sentiva l’odore della merda da lontano. – continua l’attore, parlando del regista britannico autore di una trilogia dedicata al personaggio di Mick Travis, interpretato proprio da McDowell, iniziata con il capolavoro vincitore a Cannes Se… - Sapevo di lavorare con un grande uomo. Mi piaceva tutto di lui, mi ha insegnato ad amare la vita, la recitazione. Mi incoraggiava, anche umiliandomi. Mi portò a vedere grandi film, bellissimi documentari. Mi ha pure presentato a Kurosawa e per me è stato un onore conoscere quel grande maestro giapponese. I film di Anderson erano grandiosi. Non perché ci fossi io, anche se ho aiutato. Con il suo cinema ha pugnalato a cuore l’establishment inglese”.

Nella lunga serata in cui McDowell ha a lungo intrattenuto il pubblico con il suo spiccato umorismo, il grande protagonista è stato ovviamente Stanley Kubrick, uno dei più grandi registi di sempre, che affidandogli il ruolo di Alex in Arancia Meccanica lo ha incastonato per sempre nella storia del cinema: “La richiesta del ruolo era prendere questo ragazzo immorale e renderlo piacevole al pubblico senza tradire il personaggio. Era una grande sfida. La stampa liberale, tipo il 'New York Times', attaccò il film dicendo che era fascista perché rendeva piacevole, persino divertente, un uomo cattivo. Insomma avevo fatto il mio dovere”

Tante le critiche rivolte al regista: “Kubrick si è preso gioco di me perché ero un ingenuo ragazzino. -rivela l’attore - Mi ha fatto rinunciare ai diritti dicendo che non ci sarebbero stati crediti all’inizio del film, una scelta poetica. Poi ho visto il film e compariva il suo nome ovunque, come se nessun altro avesse lavorato al film”. E poi ancora: “era interminabile lavorare con Kubrick, sapevi quando iniziavi e non quando finivi, non gli interessava quanto tempo ci volesse”.

“Ma non vorrei che emergessero solo aspetti negativi su di lui, - ci tiene a precisare, infine - la verità è che amavo lavorare con lui. Era una persona straordinaria, era esilarante. Cercavo di farlo divertire perché avevo capito che bastava fare qualche vocina per conquistarlo”.

Numerosi gli aneddoti, più o meno noti, tra cui uno relativo a una delle scene più iconiche di Arancia Meccanica: “Erano cinque giorni che cercavamo di capire come dirigere la scena di stupro, trovare uno stile per caratterizzarla. Ero seduto annoiato su un gradino, quando mi chiese se sapessi ballare. Anche se non era vero, ho detto: certo che so ballare e ho immediatamente improvvisato la scena cantando Singing in the Rain. Ci abbiamo messo cinque giorni, ma abbiamo trovato il giusto focus. Alex era euforico e Gene Kelly ci ha dato l’euforia. Qualche mese dopo, a una festa, me lo hanno presentato, ma si è rifiutato di salutarmi. Avevo rovinato il suo grande capolavoro, ma per me aveva funzionato”.

“Faccio solo parti che non ho mai fatto prima, - conclude McDowell prima di salutare il pubblico - ogni attore dovrebbe sempre sperimentare. Io, ad esempio, vorrei fare un bel western perché non ne ho mai fatti. È un gran bel genere. Una volta Sergio Leone mi ha invitato a cena in un ristorante a Roma per chiedermi di recitare in un suo film. Purtroppo ero impegnato in un film di Anderson e ho dovuto rifiutare, ma ricordo che è stata una grande serata quella con Leone: ha un appetito enorme. Proprio come ce l’ha Orson Welles. Una volta mi hanno detto: ti va di fare una colazione con Orson? Ho detto di sì. Sono andato e vedevo passare cibo a ripetizione, sembrava bastasse per trenta persone. No, era tutto per Orson”. 

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