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Il 1º dicembre arriva nelle sale italiane The Woman King, diretto da Gina Prince-Bythewood e distribuito da Warner Bros Discovery. Nell’ambito della 45ª edizione delle Giornate Professionali di cinema di Sorrento, c’è stata un’anteprima per la città di Sorrento, che ha potuto vedere questo filmone storico-epico che porta sul grande schermo una storia che non era ancora stata raccontata: quella delle guerriere Agojie.

Le Agojie erano un reggimento militare completamente al femminile nel Regno di Dahomey (l’attuale Benin). Siamo nell’Ottocento e le Agojie sono nel pieno della loro potenza: stimate dal re, col quale vivono a stretto contatto nel palazzo, sono venerate e rispettate dal popolo, che le ama soprattutto per la loro attività contro la tratta schiavista. Le Agojie giocano infatti un doppio ruolo: da una parte tentano di recuperare chiunque sia stato catturato con lo scopo di essere venduto come schiavo, dall’altra proteggono il territorio del Dahomey dalle popolazioni vicine, che nel peggiore dei casi sono collaborazioniste con gli schiavisti europei. 

Nanisca (Viola Davis) è la capa indiscussa del gruppo. È una guerriera leggendaria, sopravvissuta a mille battaglie e dotata di un grande capacità di comando. Nanisca è stimatissima dal re Ghezo (John Boyega), che ha combattuto al suo fianco, vedendone il valore, e per questo è tenuta in considerazione anche a corte, quando ci sono da prendere decisioni strategiche. Il re, tuttavia, è una figura secondaria, in The Woman King chi conta davvero sono le guerriere, dalle veterane Igozie (Lashana Lynch) e Amenza (Sheila Atim) alla giovane Nawi (Thuso Mbedu). Proprio Nawi è l’altra vera protagonista del film, colei che intraprende, giovanissima, il percorso da guerriera, e che sembra avere qualcosa di speciale, proprio come Nanisca. 

In The Woman King c’è tantissima azione, tanti scontri e addestramenti. C’è tutto un armamentario di gesti e parole che siamo sempre stati abituati a veder compiuti o detti da uomini, guerrieri. Poi, certo, storie di guerriere ci sono sempre state, Mulan in testa, ma rappresentavano l’eccezione, l’unica rappresentante femminile in un qualcosa che, era scontato, apparteneva agli uomini. The Woman King ribalta questo postulato, mostrando da subito che le botte possono darle anche le donne, e anche meglio

I temi, in questo film da 2 ore e 15, sono molti, alcuni più sfumati, altri più evidenti, dalla maternità allo schiavismo fino all'autodeterminazione. L’impianto del film è molto classico, perché si rifà a un genere codificato e di successo, quello del Gladiatore, per capirci, che coniuga violenza a riappropriazione di un qualcosa che ci spetta e che fa compiere al protagonista (in questo caso alle protagoniste) una parabola ideale che coincide con la scoperta di sé. 

 

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