/ ARTICOLI

Ci sono momenti dopo cui non si può tornare indietro, ma solo andare avanti, accettando quello che arriverà. È stato così per migliaia di famiglie sentitamente comuniste, alla caduta del muro di Berlino. Ed è così per la famiglia di Enrico, giovane protagonista del film I Pionieri, presentato fuori concorso nella sezione Favolacce del Torino Film Festival.

Enrico, alter ego del regista Luca Scivoletto (al suo primo lungometraggio di finzione), è un ragazzino che abita in un paesino della Sicilia, nel 1990, figlio di esponenti del Partito Comunista locale. Non può avere le Reebok e la Nintendo, ha Berlinguer come amico immaginario ed è terrorizzato dall’idea di passare un’estate “in giro per le sezioni” con il padre: “Da ragazzino sono svenuto più volte nelle sezioni del Partito Comunista Italiano, dove andavo con mio padre, che era un funzionario del partito. – racconta il regista, svelando il forte elemento autobiografico alla base del film - Da questo spunto volevo sviluppare qualcosa che facesse ironia sul PCI in modo non retorico, potendomi permettere, avendole vissute dal di dentro, di prendere in giro le famiglie comuniste. Sono una fetta del costume italiano, per un paese intriso di politica. Uno spunto autobiografico, quindi, ma che poi parte per la tangente. Una storia che racconta l’avventura, racconta la crescita, l’amicizia, l’amore.”

A Enrico, la soluzione gliela offre, quasi involontariamente, il miglio amico Renato, un personaggio fuori dal tempo e dagli schemi, sentitamente comunista nonostante la giovane età. Uno, insomma, che “ai Mondiali tifa URSS”. I due amici scapperanno nel bosco per rifondare la gloriosa ma ormai estinta squadra scout comunista “I Pionieri”. Insieme a loro si uniranno il bullo del paese, figlio di un esponente dell’estrema destra locale, e una ragazza della scuola americana, in fuga da un campeggio a stelle e strisce. Quattro protagonisti che rappresentano quattro modi diversi di vedere il mondo e la politica, ma che si ritrovano a condividere un’amicizia sincera scevra dalle sovrastrutture imposte dal mondo degli adulti. Un'impostazione che rappresenta la sfida maggiore per un film pensato anche per un pubblico adolescenziale e pre-adolescenziale che gli anni ’90 non li ha visti neanche da lontano. Fondamentale, in tal senso, il libro omonimo scritto dallo stesso regista in contemporanea alla sceneggiatura e uscito poco prima della pandemia.

“L’Italia era organizzata in maniera diversa rispetto ad ora. - continua il regista - C’era una partecipazione alla politica anche quotidiana. Era una realtà molto diversa. Io faccio parte di quella generazione che ha assistito al distacco dalla politica. Immagino che, leggendo il libro, i giovani attori siano riusciti ad entrare in un mondo che non conoscevano e farsi un’idea di che cosa fosse. Il caso del personaggio di Renato è stato emblematico. Francesco, l’attore, doveva crederci. Questa è stata la sfida vera. Doveva sostenere un personaggio già strano all’epoca. Usavamo la Juventus come metafora. Poi i problemi sono sempre gli stessi, nella famiglia, nella crescita. Il rispecchiamento per loro c’è, il comunismo è uno sfondo storico. Magari farà sorgere delle domande: cosa è successo in Italia dopo la caduta del muro? Se i più giovani si faranno questa domanda, la sfida è vinta”.

Quello che è poco ma sicuro è la puntuale lucidità con cui questo film si propone al mercato odierno, soprattutto per la sua capacità di distendersi su un target estremamente ampio. Ne I Pionieri i generi d’avventura e del coming of age si arricchiscono di un’efficacia satira politica e di personaggi adolescenziali ben scritti. Un progetto, insomma, che ha il potenziale di piacere un po’ a tutti e di farlo genuinamente, come possono solo i migliori racconti per ragazzi.

Approfondimento video: guarda qui.

VEDI ANCHE

TFF 2022

Ad