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TORINO – La prima persona, l’io, il suo volto e la sua voce: Marco Pannella – in una sequenza di immagini d’archivio in bianco&nero – apre Marco Inedito - Gli ultimi cento giorni di Marco Pannella, raccontando soprattutto l’idea del Partito Radicale, la proposta del progresso secondo lui e il gruppo politico. 

Stacco. Sullo schermo si batte un testo, nero su bianco – come stesse accadendo su un foglio battuto con la macchina da scrivere, di cui infatti si sentono i cigolii tipici del saliscendi dei tasti pigiati: “Nel 2016, Marco Pannella, in politica dal 1945, fondatore del Partito Radicale e guerriero in tante battaglie di libertà, decise di registrare in audio video gli ultimi 100 giorni della sua vita. Le persone che passavano a trovarlo sapevano che sarebbero state registrate. Questo documentario raccoglie i momenti più significativi e restituisce un ritratto di Marco totalmente inedito”. 

Sono tre le persone – che il doc presenta – che hanno supportato Pannella in questa impresa, una narrazione di sé, una testimonianza, un’eredità: Matteo Angioli, suo assistente per 15 anni; Lauta Harth, attivista; Mirella Parachini, la compagna di una vita, e per l'autore del film, Giovanni Terzi, “tutti gli argomenti trattati solo attuali - fine vita, cannabis, aborto, carceri: incredibilmente siamo ancora lì, è una segnalazione di cui capire il perché”. Parole a cui fa coda Simona Ventura, regista del doc, riferendosi alle battaglie portate avanti da Pannella: “si tratta di un cambio purtroppo molto lento, ma dev'essere anzitutto culturale oltre che di forza politica.

“Conoscevo poco Marco Pannella, se non per le sue battaglie: l'idea è stata di Giovanni Terzi. Poi, guardando il girato mi sono appassionata ad un politico diverso da quelli dei tempi correnti: ha fatto battaglie di diritto perché tutti... potessimo scegliere. Da quei 100 giorni esce una libertà di Pannella che noi un po' ci siamo scordati in questo terzo millennio, in cui c’è una società che non ammette caduta, fallimento, e questo mi ha molto appassionato. Lavorare per immagini - dal mio passato di giornalista - mi veniva molto facile, mentre a Giovanni più con le parole e ne abbiamo scelte cinque per raccontarlo, e se i giovani potessero vedere il film potrebbero innamorarsi di una politica differente da quella presente, capire che può essere anche altro”: continua Ventura.

Nella sezione Fuori Concorso / Ritratti e Paesaggi del TFF, un doc in 5 capitoli tra politica e vita, vita e politica, un tutt’uno per raccontare Marco Pannella appunto. Sono sequenze di battaglie di piazza e dentro le aule parlamentari, un’altra piazza, a volte di maggior eco, a volte sorda, per il diritto all’aborto perché non sia più un abominio la pratica, o per la tutela della situazione delle carceri, dove sono vittime – sostiene Pannella – tanto i carcerati quanto le guardie. Sono sequenze di incontri, quelli personali, famigliari, quelli della famiglia del Partito e quelli quasi impensabili, come con il Dalai Lama, con cui si stringono in un abbraccio fraterno. È Pannella che racconta Pannella, a cui s’alternano le testimonianze di chi – a vario titolo – gli ha circuitato intorno nel tempo. E infine c’è la sua voce, voce su nero, senza immagine, che qui non serve, perché il suono delle parole e l’assenza di visivo permettono un’intimità più potente: sono le ultime parole di Marco Pannella, quelle degli ultimi istanti, l’affidamento dell’eredità al suo assistente, che commosso e quasi muto dinnanzi a questa fine sa solo piangere, lacrime che Pannella stesso fa proprie e dice: “piango con felicità. 

“I film documentari hanno anche la funzione di tenerne viva la memoria di una persona, anche per far avvicinare e magari far appassionare. Penso che la narrazione alle prossime generazioni sia un modo di testimoniare”, per Ventura. 

Il doc debutta al TFF mentre intanto “stiamo aspettando/scegliendo il broadcast su cui mandarlo; faremo una serie di iniziative anche istituzionali, dal parlamento alle scuole. Questa è la nostra ambizione” spiega Terzi. 

“S'è sparpagliato nel mondo quello che lui ha creato. Pannella è unico e irripetibile, lui è stato anche speciale, ma lui si è coltivato negli anni: tra 2/3 generazioni forse ci sarà qualcun altro che conoscerà un mondo in cui saranno importanti alcune forme di lotta, attingendo alla pratica della non violenza, riflettendo le esigenze dei tempi che verranno”, conclude Angioli. 

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