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Per molti italiani – e non solo - è stato il film più importante della vita. Per altrettanti lo è ancora.

La proiezione speciale di Roma città aperta, promossa da CSC - Cineteca Nazionale, Roma Culture e Azienda Speciale Palaexpo, in programma stasera nella capitale, ha registrato in pochissime ore il tutto esaurito: c’è sempre da aspettarselo quando al pubblico viene offerta la possibilità di vedere (o in molti casi rivedere) uno dei più grandi capolavori della storia del cinema. È il contributo prezioso della settima arte alle tante iniziative in ricordo dell'evento-simbolo della spietatezza dell’occupazione tedesca di Roma durante la II guerra mondiale: l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il 24 marzo del 1944, 335 uomini scelti a caso tra prigionieri politici, ebrei e civili furono prelevati dalle loro case, assassinati dai nazisti e gettati nelle antiche cave di pozzolana di via Ardeatina, poi fatte brillare per occultare la strage. Una rappresaglia per quanto avvenuto il giorno prima in via Rasella, quando in un'azione di guerra un gruppo di partigiani aveva ucciso 33 soldati tedeschi: vennero trucidati 10 italiani per ognuno di loro, come ordinò il generale Albert Kesserling.

Il film di Roberto Rossellini è una delle opere più rappresentative del neorealismo cinematografico, il primo della sua Trilogia della guerra antifascista, a cui seguiranno Paisà (1946) e Germania anno zero (1948). Girato solo un anno dopo quei i fatti, è un urlo gridato al mondo, e in solo urlo si può riassumere: quello dell’immensa Anna Magnani, (nella foto) che interpreta Pina, la moglie incinta di uno dei prigionieri condotti alle Fosse Ardeatine per essere trucidati. Accanto un formidabile Aldo Fabrizi, nel ruolo di un prete ispirato a Don Giuseppe Morosini, fucilato a Forte Bravetta, e a Don Pietro Pappagallo, ucciso nelle Fosse Ardeatine.

“La tensione rinnovatrice dell'immediato dopoguerra trova nel cinema la sua voce più potente” – si legge sul sito del Palaexpo – “Roma città aperta è il manifesto di un nuovo corso, capolavoro di rottura ancora oggi emotivamente sconvolgente, che ha insegnato al mondo intero come far parlare la vita attraverso lo schermo”.

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