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Dopo la notizia di oggi del rinvio di importanti film come Spencer e Anna Frank, che fanno seguito a quello di Morbius, l’Ansa ha raccolto le dichiarazioni di importanti protagonisti della scena cinematografica italiana per ragionare sullo choc portato dai numeri impietosi delle ultime settimane, con la sola eccezione del successo clamoroso di Spiderm-Man: No Way Home.

Gli effetti della crisi pandemica sulle presenze in sala, infatti, sta costringendo le distribuzioni a ripensare le uscite dei prossimi mesi: in dubbio Assassinio sul Nilo di Kenneth Branagh e Il sesso degli angeli di Leonardo Pieraccioni con Ferilli, Ceccherini e Marcello Fonte, mentre slitta di sicuro Vicini di casa di Paolo Costella con Vittoria Puccini e Bisio, come sottolinea Giampaolo Letta ad di Medusa: “Ci siamo trovati dall'oggi al domani in questa situazione, fino a metà dicembre ancora si sperava in un Natale discreto, a farne le spese soprattutto il cinema italiano, noi per primi con il risultato di Supereroi di Paolo Genovese (450mila euro in tutto) che pure aveva aspettato la sala dal precedente lockdown. A questo punto noi freniamo le macchine e sospendiamo il film di Costella".

“Non potevamo immaginare di tornare in un mese a questo livello di pandemia, una doccia fredda. – dichiara Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema - Di conseguenza i ragionamenti sono a breve termine, si va avanti a piccole mosse, spostando i titoli, poi certo dovremo ripensare al futuro a questi due anni di abitudini cambiate". Visione opposta per Massimiliano Orfei, l'ad di Vision Distribution: "Non bisogna farsi prendere dal panico, anche se la tentazione di mollare è forte. Noi confermiamo tutte le uscite, a cominciare da America Latina dei D'Innocenzo il 13 gennaio, perché se mettessimo tutto in pending far tornare la gente al cinema poi sarebbe un'impresa titanica e non possiamo permettercelo".

Ottimismo anche per Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya ed ex presidente Anica: "Il pubblico, quando sarà finita questa peste, tornerà al cinema e saremo più o meno sui 100 milioni di biglietti come l'Italia ha sempre avuto, quello che cambia è la composizione del pubblico e il sistema complessivo: siamo viziati dall'abbondanza di film e serie in casa, saremo chiamati ad uscire ed andare in sala quando sentiremo che c'è l'evento, l'originalità, l'avvenimento che ti ci porta. Per me non è questione di finestre, più o meno lunghe perché tanto sappiamo che prima o poi arrivano, ma di film che ci fanno uscire dalla porta. È stata la mano di Dio di Sorrentino pare sia andato molto bene al cinema, io stesso ho trovato sale piene, eppure si vedeva su Netflix. E poi dobbiamo sapere che la sala non è più il punto che determina il valore commerciale e reputazionale di un film, perlomeno non l'unico".

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