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TORINO. “Io non sono imparziale” ripete Nanni Moretti nel suo Santiago, Italia che ci catapulta nel Cile del colpo di stato di Pinochet, film di cui scorre un frammento nel résumé dei film del TFF mostrato all’apertura ufficiale del Festival, presente la sindaca Chiara Appendino. Cerimonia sobria e informale, ospitata nella sala Massimo 1, ben diversa da quella gridata dell’edizione 2017 nel cuore della Mole Antonelliana. A condurre è la madrina Lucia Mascino che elogia questo festival “che sfugge a qualsiasi definizione statica, sempre in movimento come testimonia il manifesto di questa 36ma edizione con un’insolita Rita Hayworth, un’immagine lontana da quella di grande star cui siamo abituati”.

Dunque un festival che fa sua la libertà nella ricerca artistica. Ne è convinto sia il neopresidente del Museo nazionale del cinema Sergio Toffetti, sia la direttrice del TFF Emanuela Martini, “un festival libero ed eclettico”. Tocca al regista Jason Reitman con il suo The Front Runner inaugurare la kermesse torinese: “Un film sulla politica e i media, su come il giornalismo si confronta con il potere, sul rapporto tra la sfera privata e quella pubblica - spiega l’autore - Al centro della narrazione c'è Gary Hart, il candidato del Partito democratico alle presidenziali degli anni ‘80 , costretto al ritiro nel giro di una settimana, benché favorito, a causa di uno scandalo sessuale”.

Ad aprire invece il concorso Torino 36 sono due esordi drammatici alla regia firmati da attori. La polacca Ewa Bukowska con 53 Wars riflette sulle angosce e i traumi provocati dal conflitto armato in un’ex giornalista inviata di guerra. L’americano Paul Dano (Youth-La giovinezza, 12 anni schiavo, Il petroliere) costruisce con mano sicura Wildlife (lett. Animali selvatici/Natura) un intenso e malinconico ritratto di una giovane famiglia, vista con lo sguardo timido e introverso di Joe (Ed Oxenbould), un 14enne che s’affaccia a un incomprensibile per lui mondo di adulti. Siamo nell’America di fine anni ’50, in una desolata cittadina del Montana dove una crisi familiare che cova da tempo si consuma rapidamente, come il grande incendio che a pochi chilometri di distanza devasta la natura.

Arde il cuore di Jeanette (Carey Mulligan), una donna a cui va stretto il ruolo di casalinga e madre affettuosa, alla ricerca di una vita migliore, non anonima come quella sperduta provincia da cui vorrebbe scappare. E brucia di rabbia Jerry (Jake Gyllenhaal), un uomo non incline al compromesso, un ribelle nell’animo fino all’autodistruzione. Il figlio adolescente Joe fa i conti con i sentimenti forti, le reazioni improvvise che scardinano il contesto familiare, provando comunque a immaginare un possibile momento di tranquillità. “Ho voluto pormi delle domande sulla famiglia e i genitori. Ho voluto esplorare una perdita di speranza, una famiglia che si disfa, ma che alla fine in qualche modo sopravvive”, spiega il regista Dano. Da tempo voleva realizzare un film sulla famiglia, che nel suo caso conteneva una grande quantità d’amore ma anche tanta turbolenza. Un dualismo che ha poi ritrovato nel libro “Wildlife” di Richard Ford, da cui è tratta la sua opera prima già presentata al Sundance 2018 e all’ultimo Festival di Cannes, fuori concorso alla Semaine e in corsa per la Caméra d’Or.

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